Anna Banti

di Camilla Rota e Francesca Sinagra

Anna Banti al secolo Lucia Lopresti (27 giugno 1895, Firenze 2 settembre 1985, Marina dei Ronchi, Massa), è lo spirito libero che ruba il cuore al suo professore di storia dell’arte, Roberto Longhi.  Raggiunge l’indipendenza economica grazie alla scrittura e decide di dedicarvisi completamente con il nome d’arte Anna Banti, “il mio vero nome, quello che non m’è stato dato dalla famiglia né dal marito”.  Nel dopoguerra si avvicina al mondo dell’arte e fonda con il marito Roberto la rivista “Paragone”, per la quale redige interventi regolari di critica letteraria e cinematografica e, nello stesso periodo, pubblica studi monografici su artisti quali Lorenzo Lotto, Fra Angelico, Diego Velázquez, Claude Monet e Giovanni da San Giovanni.  Nel 1971, Anna diviene presidente della Fondazione di Studi di Storia dell’arte Roberto Longhi, voluta dal defunto marito “per vantaggio delle giovani generazioni”. L’anno successivo vince il Premio Bagutta con “Je vous écris d’un pays lointain” edito da Mondadori, che racconta, nell’ottica della differenza di genere, la solitudine e l’abbandono dell’umanità. Inarrestabile, partecipa al turbinio della cultura italiana del Novecento e corona le sue ricerche sulla presenza femminile nel mondo dell’arte con il volume “Quando anche le donne si misero a dipingere” del 1981. È convinta della necessità di riscattare la condizione di subordinazione delle donne in ogni ambito ma, ancora di più, in quello artistico, che non deve ridurle a muse inermi ma riconoscerne un’identità forte e solida. 

 

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